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Chi dorme non piglia pesci: se non ti occupi della politica, la politica, o prima o poi si occuperà di te...

giovedì 6 settembre 2012

Spread: "Con Berlusconi sarebbe andatoa 1200".

Pubblichiamo di seguito la cronistoria di quanto accaduto in questi anni di malgoverno... ricordiamo che col vecchio ministro della Repubblica, il bellunese Tommaso Padoa-Schioppa, avevamo uno spread a 67.
Buona lettura.

ROMA - All'inizio furono i mutui subprime, poi Lehman Brothers quindi alla fine del 2009 la crisi di Dubai World e in contemporanea quella della Grecia, che si è trascinata per buona parte del 2010, poi i crac di Irlanda e Portogallo, la richiesta di aiuti per le banche da parte della Spagna e la minaccia all'Italia. Ecco una cronologia dei principali avvenimenti che hanno segnato le fasi più profonde della crisi in questi 5 anni:

--------------------------------------------------------- 2007 ---------------------------------------------------------------- - 9 AGOSTO: anche se le prime avvisaglie si fanno risalire al mese precedente, con il taglio del rating di bond garantiti da subprime per 5 miliardi di dollari, è in questa data che la Bce rompe gli indugi con un'iniezione di liquidità per 95 miliardi di euro. La Fed attende un solo giorno per immettere sul mercato altri 38 miliardi di dollari. Ma, secondo la Banca dei Regolamenti internazionali, in quel mese sono ritirati dai mercati circa 1.200 miliardi di dollari. - 14 SETTEMBRE: l'inglese Northern Rock annuncia problemi di liquidità e scatena una corsa agli sportelli che rischia di mettere in ginocchio il sistema bancario britannico. - 18 SETTEMBRE: la Fed avvia la sua serie di tagli dei tassi di interesse, ma ormai la bolla è scoppiata e gli interventi si perdono nel vuoto. Cadono le prime teste nelle principali banche d'affari.

-------------------------------------------------------- 2008 ---------------------------------------------------------------- - 15 GENNAIO: Citigroup annuncia ulteriori svalutazioni per 18 miliardi di dollari. - 16 MARZO: Jp Morgan rileva Bear Stearns, con il patrocinio del Governo statunitense. - 13 LUGLIO: Per salvare dal fallimento le due agenzie di credito ipotecario Fannie Mae e Freddie Mac, il governo Usa vara un piano da 200 miliardi di dollari. Finiranno in amministrazione controllata a settembre. - 15 SETTEMBRE: Lehman Brothers chiede l'amministrazione controllata. E' il più grande fallimento della storia, con debiti per 613 miliardi di dollari e il marchio finisce in vendita su eBay. - 19 SETTEMBRE: emergono i primi dettagli del piano Usa da 700 miliardi di dollari di fondi Tarp (Troubled Asset Relief Program). L'approvazione arriverà il 3 ottobre, ma nel frattempo il totale sale fino a 850 miliardi di dollari. - 25 SETTEMBRE: parte la stagione delle nazionalizzazioni. In Usa, finiscono sotto l'ala del Governo Washington Mutual, Bradford & Bingley e Wachovia, mentre Citigroup e Bank of America potranno godere del sostegno della Casa Bianca. Fortis viene divisa fra tre governi europei mentre Hypo Real Estate ottiene fondi con l'assistenza del governo tedesco. - 25 NOVEMBRE: la Fed vara un piano da 200 miliardi di dollari per erogare prestiti a fronte di cartolarizzazioni; altri 500 miliardi serviranno all'acquisto di obbligazioni emessi dalle agenzie federali.

------------------------------------------------------- 2009 ---------------------------------------------------------------- - 10 FEBBRAIO: Le autorità Usa presentano un nuovo piano di sostegno al settore finanziario (Ppip, Public-Private Investment Program), con cui si punta ad acquistare 'titoli tossici' per 1.000 miliardi di dollari. - 5 MARZO: la Bank of England vara un piano da 100 miliardi di dollari per l'acquisto di attività dal settore privato. - 2 APRILE: dal G20 di Londra emerge la volontà di iniziative comuni dei governi per rilanciare la fiducia e la crescita. - 7 MAGGIO: pubblicati in Usa i risultati degli stress-test avviati sul sistema bancario; 10 banche sono sotto patrimonializzate per complessivi 75 miliardi di dollari. Servono nuovi aumenti di capitale. - 25 NOVEMBRE: La crisi colpisce l'emirato del Dubai pressato dai debiti. La società statale Dubai World è alle prese con 59 miliardi di dollari di passività e chiede ai creditori una moratoria sul debito. - 14 DICEMBRE: La crisi del debito greco si fa pressante. Il premier Giorgio Papandreou annuncia un piano che prevede riforme fiscali, la lotta agli evasori, un congelamento dei salari medio-alti e un blocco parziale delle assunzioni.

------------------------------------------------------ 2010 ---------------------------------------------------------------- - 15 GENNAIO: La Grecia trasmette alla Commissione europea a Bruxelles il 'piano di stabilita'' triennale che prevede di ridurre il deficit dal 12,7% al 2,8% del Pil entro il 2012. - 3 FEBBRAIO: Dalla Commissione europea arriva il via libera al piano anticrisi messo a punto dalla Grecia. - 3 MARZO: La Grecia mette in capo misure fiscali aggiuntive contro la crisi. Il piano prevede tagli al deficit fino a 4,8 miliardi di euro. - 7 MAGGIO: Vertice straordinario dell'Eurogruppo a Bruxelles per far fronte alla crisi che colpisce la Grecia e mette a rischio l'euro. Ok al fondo da 110 miliardi di euro. - 21 LUGLIO: Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, promulga la riforma finanziaria. - 23 LUGLIO: Pubblicati i risultati degli stress test condotti sulle principali 91 banche europee: solo 7 non superano le prove di resistenza. - 5 AGOSTO: Per la Commissione europea, Bce e Fmi, la Grecia ha applicato "con forza" il programma di risanamento economico e avviato "importanti riforme", ma restano ancora da affrontare "importanti sfide e rischi". - 21 NOVEMBRE: Sotto il peso dei crac bancari e della bolla finanziaria cade l'Irlanda. Dublino chiede l'intervento della Ue, del Fmi e prestiti bilaterali con i paesi non euro.

-------------------------------------------------------- 2011 ---------------------------------------------------------------- - 6 APRILE: dopo aver presentato le dimissioni il primo ministro portoghese Socrates, che ha incontrato il blocco dell'opposizione sul piano di risanamento, chiede l'intervento dell'Ue. - 3 MAGGIO: Lisbona raggiunge un accordo con Unione europea, Bce e Fmi per un piano di aiuti di 78 miliardi. - 8 LUGLIO: si riaccende la speculazione sull'euro, dopo la Spagna, da alcuni mesi sotto pressione, l'attacco arriva diretto sui Btp italiani. Non bastano le rassicurazioni di Bankitalia sulla solidità del sistema e l'apprezzamento della manovra da oltre 47 miliardi approvata dal governo il 30 giugno per rassicurare i mercati. - 10 LUGLIO: la Consob si riunisce per valutare la situazione dei mercati e decide una stretta sulle vendite allo scoperto, viene smentita una riunione d'emergenza dell'Ue sull'Italia. Si discute però di un secondo piano di aiuti alla Grecia dopo quello approvato nel 2010 per evitare un sempre imminente default di Atene. - 11 LUGLIO: i mercati continuano l'attacco. Lo spread Btp-Bund vola a 290 punti, quello Bonos-Bund a 337 punti. - 15 LUGLIO: con una velocità senza precedenti e grazie al contributo dell'opposizione viene approvata dal parlamento italianp la manovra. - 18 LUGLIO: speculazione scatenata: differenziale Btp-Bund arriva a 337 punti, il rendimento sale al 6%. - 29 LUGLIO: per combattere la speculazione il premier spagnolo Zapatero anticipa al 20 novembre le elezioni politiche programmate per la primavera del 2012. Spread Italia e Spagna sul Bund sopra il 3,3 ed il 3,5 per cento rispettivamente. - 2 AGOSTO: dopo mesi di polemiche e contrasti gli Stati Uniti raggiungono in extremis un accordo che eleva il tetto del debito pubblico evitando il default americano ma vincolando l'amministrazione democratica (che non ha la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti dopo le elezioni di midterm) a tagli alla spesa. E' un accordo da molti definito al ribasso. - 5 AGOSTO: il governo italiano annuncia l'anticipo del pareggio di bilancio al 2013 rispetto al previsto 2014 inserito nella manovra correttiva e la costituzionalizzazione del vincolo di bilancio, riforme del lavoro e liberalizzazioni. Il programma é frutto di un serrato confronto con la Bce, la Germania, la Francia e gli Usa. - 6 AGOSTO: S&P taglia il rating agli Stati Uniti, salta la tripla A. - 7 AGOSTO: dopo la valutazione dei piani di rientro e aggiustamento dei conti pubblici di Italia e Spagna la Bce decide di intervenire sul mercato dei titoli di stato acquistando Bonos e Btp per calmierare i mercati. - 8 AGOSTO: nonostante la mossa di Trichet di acquistare i bond di Eurolandia pesa la bocciatura del bilancio Usa. E' un tracollo per le borse mondiali. - 3-4 NOVEMBRE: "Non abbiamo messo l'Italia nell'angolo", dice il presidente europeo Van Rompuy ma in realtà è proprio così. Tra smentite e precisazioni le famose risatine della coppia Merkel-Sarkozy rivolte a Berlusconi portano l'Italia sotto sorveglianza: il G20 accoglie con favore "la decisione italiana di invitare l'Fmi a portare avanti una verifica pubblica dell'attuazione delle sue politiche su basi trimestrali" recita il comunicato finale, concedendo a Roma solo l'onore delle armi, indicando che ha agito di sua iniziativa. La settimana successiva è un inferno per il mercato obbligazionario italiano: dieci giorni che sconvolgono il paese, la sua economia, la sua politica. - 7 NOVEMBRE: lo spread Btp-Bund vola a 480 punti, la Spagna è ormai da qualche tempo superata nel rischio sui mercati. L'8 novembre la stessa Commissione Ue definisce il differenziale italiano con la Germania "drammatico". Berlusconi annuncia che dopo il varo della legge di stabilità si dimetterà ma i mercati ancora non invertono la rotta. - 9 NOVEMBRE: lo spread sfonda quota 500 punti, in pochi minuti si impenna fino al record storico di 574 e il tasso di rendimento vola superando il tetto del 7% (fino al 7,47% sui Btp decennali) su tutte le scadenze dei titoli, la curva dei rendimenti sta per invertirsi con un rischio più elevato sui bond a breve. Sono ore drammatiche, lo spread ripiega a 552 solo dopo che il presidente Napolitano, con una nota afferma che "non esiste alcuna incertezza sulla scelta del Presidente del Consiglio di rassegnare le dimissioni". Poco dopo le 19 il Capo dello Stato nomina Mario Monti senatore a vita e manda un segnale inequivocabile e forte: a lui sarà affidato il difficile compito di cercare di salvare il paese. - 12 NOVEMBRE: Berlusconi di dimette - 16 NOVEMBRE: Monti forma il governo tecnico che due giorni dopo ottiene una fiducia plebiscitaria: 556 sì e solo 61 no. - 4 DICEMBRE: si vara la riforma delle pensioni e il decreto Salva Italia durante la cui presentazione il ministro Fornero piange in riferimento al sacrificio per i pensionati meno abbienti.

--------------------------------------------------------- 2012 --------------------------------------------------------------- - 2 MARZO: L'Italia sorpassa la Spagna: lo spread del Btp-Bund scende sotto i 310 punti ed è inferiore a quello dei Bonos come non accadeva da agosto. - 8 MARZO la svolta nella crisi europea con la ristrutturazione del debito greco verso i privati, la prima in Eurozona, porta lo spread Btp sotto i 300 punti per la prima volta da sei mesi. Poi però le cose tornano a complicarsi. In aprile le elezioni in Grecia portano alla vittoria i partiti contrari all'accordo con la troika Fmi-Bce-Ue, in Francia si profila la vittoria del socialista Francois Hollande meno accondiscendente sulla politica di rigore della Merkel. In Spagna la bolla immobiliare scoppia e diventa sempre più ingestibile, le banche iberiche soffrono, ma sopratutto la disoccupazione e la recessione frenano le prospettive dell'Europa, il risanamento dei conti non basta e la pressione fiscale sale, il calo del pil continuo pone l'Italia in una posizione molto fragile. Si inizia a parlare di un piano di salvataggio europeo delle banche spagnole attraverso il fondo salvastati. Lo stesso copione di smentite e indiscrezioni poi Madrid cede. - 10 GIUGNO dopo il pressing dell'Ue e della Casa Bianca che teme il contagio di ritorno della crisi dopo averla generata Madrid chiede aiuto per gli istituti di credito, l'Europa è pronta con 110 miliardi. Sembra il momento di tirare il fiato e invece no. La tempesta perfetta che ha appena travolto la Spagna ora punta di nuovo sull'Italia che torna in prima linea perché la debolezza della sua economia e l'incertezza dell'Europa nel dare risposte riportano Roma sotto attacco: ad un anno esatto dall'inizio della crisi italiana, iniziata il 17 giugno con la nota di Moody's che mette sotto osservazione il rating dell'Italia, lo spread Btp-Bund torna a 490 punti per poi scendere di poco. - 29 GIUGNO: dopo una due giorni nervosa, con minaccia di veti e con un fronte italo-spagnolo appoggiato dalla Francia si vara un meccanismo di raffreddamento dei mercati e la nascita di uno scudo antispread voluto da Roma. Madrid sembra ottenere condizioni non impegnative sulle politiche di bilancio per il salvataggio delle banche e Monti appare come il trionfatore del Vertice Ue. Subito dopo però i falchi dell'Europa (Olanda, Finlandia e Germania) bloccano i risultati ottenuti dal summit chiedendo un'attuazione più rigorosa dell'accordo raggiunto e la speculazione torna prepotente. - 20 LUGLIO: gli spread italiani si riportano sopra 500 punti quelli spagnoli sfondano quota 600 - 26 LUGLIO: L'euro è irreversibile e la BCE è pronta a fare tutto il necessario per salvare la moneta unica. Con queste prole Mario Draghi arresta la discesa agli inferi dei mercati e sembra ridare fiducia. Le attese per una risposta efficace dell'Eurotower già da agosto montano, troppo. Tanto che le borse, dopo il consiglio del 2, precipitano di nuovo e gli spread salgono perché non vengono annunciate decisioni ma solo linee guida. - 3 AGOSTO. I mercati, delusi dopo le prime battute, in realtà sembrano analizzare meglio le parole di Draghi e la sua promessa di operare con misure non standard per riportare la calma sui mercati. E' un exploit delle borse e un calo degli spread. Ma è chiaro che il nervosismo sui mercati è dovuto alla mancanza di risposte di lungo periodo in difesa dell'Eurozona. Tutto è rimandato a settembre, quando la suprema corte tedesca deciderà sull'ammissibilità dell'Esm e darà una indicazione precisa sul destino della moneta europea.

martedì 17 luglio 2012

Nel 2013 scopriremo la differenza tra FLI ed ex AN

IL CASO (da www.repubblica.it)

Pdl, tra Alfano ed ex An resta il gelo "Primarie da fare in ogni caso"Pdl, tra Alfano ed ex An resta il gelo
"Primarie da fare in ogni caso"

Scontro anche sul possibile ritorno al nome Forza Italia. Il segretario assicura: "Solo una proposta da sottorporre al partito". Dura replica dell'ex ministro Meloni: "Meglio così, ma speriamo non venga mai formalizzata" 

Il segretario del Pdl Angelino Alfano (ansa)

ROMA - Non basta la visita di Angelino Alfano ad un'iniziativa organizzata da Giorgia Meloni e Fabio Rampelli per rasserenare i rapporti all'interno del Pdl. Dopo l'imprivviso annuncio del ritorno di Silvio Berlusconi a candidato premier senza passaggio per le primarie e del possibile ritorno alla denominazione "Forza Italia", le posizioini all'interno del partito restano lontano.

"La candidatura di Silvio Berlusconi è lì per chiedere un giudizio di verità agli italiani rispetto alle vicende che hanno causato la nostra caduta", cerca di spiegare Alfano. "Noi - aggiunge - siamo per fare le primarie a tutti i livelli. A mio avviso, però, nel momento in cui c'è la candidatura di Berlusconi, le primarie si possono serenamente evitare".

Il segretario cerca quindi di arginare il malcontento anche sull'annuncio, fatto dal Cavaliere attraverso la stampa tedesca, che alle prossime elezioni il partito tornerà a chiamarsi Forza Italia. "Silvio Berlusconi ha fatto una proposta e verrà sottoposta agli organi statutari", tenta di minimizzare Alfano, ma la replica della Meloni è gelida. "Mi fa piacere che Berlusconi abbia già derubricato l'idea di tornare al nome Forza Italia al rango di semplice proposta - ribatte l'ex ministro - Ma io mi auguro che tale proposta non venga mai formalizzata". Anche perché, insiste, "il problema del Pdl non è il nome ma come il partito lo abbiamo realizzato: non ha funzionato il radicamento sul territorio, l'apertura di nuove sedi, la capacità di stare tra la gente".

La Meloni attacca poi anche sulla questione delle mancate primarie. "Resto alla determinazione - dice - degli organi dirigenti in cui si è votato un documento che prevedeva le primarie. Se io fossi Berlusconi le pretenderei. Magari la mia sarebbe una vittoria scontata, ma genererebbe entusiamo, partecipazione, sarebbe un assoluto toccasana. Il Pd farà le primarie e noi non possiamo dare l'impressione che vogliamo sottrarci".

Dello stesso parere il sindaco di Roma Alemanno: "Come sindaco uscente voglio fare le primarie per confrontarmi con il mio popolo e spero che anche Silvio Berlusconi voglia farle e faccia questo atto di umiltà".

domenica 15 luglio 2012

Relazione introduttiva e conclusione di Bersani all'Assemblea Nazionale del Partito Democratico







Dalla parte dell'Italia con responsabilità e fiducia

Relazione del Segretario Pier Luigi Bersani all'Assemblea nazionale del PD, 14 luglio 2012: "Tocca a noi risvegliare una riscossa democratica e civica, il senso di una responsabilità comune, l’orgoglio di essere italiani ed europei, l’idea di una politica fatta di gente seria, sobria e perbene; di una politica che conosce la vita comune, la frequenta, la sa interpretare. Dunque, una risposta democratica, civica, riformatrice. E una risposta di governo. Mettiamoci un po’ di sicurezza, di solidità e di fiducia".  

di Pier Luigi Bersani, pubblicato il 14 luglio 2012                                    
Pier Luigi Bersani

Siamo davanti al Paese e ad un Paese molto, molto turbato. Oggi parleremo dunque di Italia, parleremo di politica e parleremo di Partito Democratico in quanto utile ad una buona politica per l’Italia.


Stiamo vivendo il tempo della grande crisi, la più grande dal dopoguerra, che ci accompagnerà per un tempo non breve e secondo un percorso che nessuno oggi, in verità, è in grado di descrivere o prevedere. Un tempo non ordinario, un tempo di grande responsabilità. Abbiamo recentemente tenuto una Direzione nazionale molto importante. L’abbiamo tenuta dopo il risultato non scontato e davvero straordinario delle elezioni amministrative. Unanimemente, abbiamo detto in quella Direzione: tocca a noi. “Tocca a noi” non è una pretesa. E’ una assunzione di responsabilità. E’ un impegno a portare la nostra forza, a investire la nostra forza sul punto principale della questione italiana: il governo della lunga crisi e quindi il rapporto fra politica e società, essendo evidente che non può esserci governo della crisi in presenza di un generale discredito della politica. Qui siamo già di fronte a un dilemma europeo.

Nella lunga crisi si vanno formando e riassestando in tutta Europa i grandi orientamenti della pubblica opinione e i movimenti della politica. Non c’è dubbio che l’Europa, dopo la cura decennale della destra, sta affrontando la crisi senza la materia prima fondamentale, quella cioè della solidarietà e della cooperazione. Ci accorgiamo che non è solo questione di interessi, ma è questione di senso comune, di ideologia. Senza quella materia prima (la reciprocità, la cooperazione, il destino comune) le ricette non possono essere generose. Le ricette sono quelle di una ortodossia imposta da chi è più al riparo, e quindi seccamente difensive, con il primato affidato a politiche restrittive che danno via libera sia alla recessione sia a fenomeni di radicalizzazione e di distacco dalla politica. In altre parole e in ultima analisi: si sta uccidendo la fiducia, l’idea stessa che si possa uscire dai problemi.

Chi scommette contro l’Euro e vuol guadagnarci, alza la posta tutti i giorni e sceglie i punti di leva più favorevoli per ribaltare il carro. E uno dei punti di leva siamo noi, è l’Italia. Come ci ha ricordato il Governatore di Banca d’Italia più della metà del nostro spread è in realtà giocato contro l’Euro. E perché mai dovrebbe finire il gioco, se dopo un vertice europeo pur positivo, dal giorno dopo la tela di Penelope ricomincia a disfarsi? E intanto 100 punti di spread ci costano 3 miliardi all’anno e quei miliardi li inseguiamo con manovre e le manovre incoraggiano una recessione che sarà quest’anno fra il 2 e il 3 per cento. Una cosa mai vista.

Chi scommette sulla disarticolazione dell’Euro ricava di riflesso un aiuto enorme dall’estendersi di aree di scetticismo e di rifiuto all’interno della zona Euro e più largamente nei paesi dell’Unione. Nella crisi infatti si affaccia in Europa una questione democratica. Se ne parla troppo poco, davvero troppo poco. Non vado qui nel dettaglio, ma se consideriamo paesi come Gran Bretagna, Francia, Irlanda, Olanda, Danimarca, Grecia, Polonia, Finlandia, Ungheria, Norvegia, Belgio, Austria e guardiamo i più recenti dati elettorali o le più recenti rilevazioni noi vediamo ovunque, per tacere dell’Italia, formazioni politiche che, pur in diverso grado, sono antieuropee, antieuro, antislam, spesso xenofobe e quasi sempre a impronta populista. In alcuni casi si tratta dichiaratamente di formazioni neofasciste o neonaziste. Siamo a pochi giorni dall’anniversario di Utoya e non possiamo toglierci dalla mente quelle ragazze e quei ragazzi sterminati da una ideologia sanguinaria. Queste formazioni si muovono in dimensioni che valgono o il 7, o il 12 o il 20, o il 25 per cento dei consensi e sono in grado, ecco il punto, di condizionare fortemente e di paralizzare le posizioni delle destre liberali ed europeiste. Ad esempio il progressivo coagulo di posizioni euroscettiche in Germania (già ieri nei liberali tedeschi e oggi nei cristianosociali bavaresi e nella destra CDU) la dice lunga sulle dinamiche in corso.

Ecco allora il punto politico di fondo: se crescono fenomeni di grave sbandamento e regressione, se si alzano messaggi populisti che possono nascere in luoghi diversi ma finiscono sempre a destra; se questi fenomeni hanno a che fare con una crisi che sarà ancora lunga e incerta e se conveniamo che è assurdo e distruttivo affidarsi sempre a una doppia verità, per cui ciò che va verso l’Europa lo si fa in segreto per poi raccontarlo al ribasso ad una opinione pubblica sempre più scettica, allora è necessario concludere che bisogna finalmente andare in campo aperto, alzare le bandiere e combattere davvero. I Progressisti in Europa e in Italia hanno il dovere di unirsi credibilmente; hanno il dovere di impugnare, oltreché la questione sociale, la questione democratica e di rivolgersi a tutte le forze che credono ad una prospettiva europea, ai grandi valori delle Carte Costituzionali e ai fondamenti stessi della civilizzazione europea; hanno il dovere di proporre alle forze europeiste una vera e propria costituente europea.

Tutto questo, anche in Italia e forse in Italia più che in ogni altro Paese, è il senso di fondo del progetto e della proposta politica. Il resto è cronaca, una cronaca che spesso purtroppo finisce nel chiacchiericcio e nel pettegolezzo politico. Ma quel che sta passando stavolta non è la cronaca, è la storia! Succedono cose che non si sono mai viste. La società le percepisce. Un piccolo imprenditore le percepisce. Un esodato le percepisce. Bisogna dare prova che lo percepiamo fino in fondo anche noi e che non ci stiamo guardando la punta delle scarpe.

Nei prossimi mesi dovremo parlare all’Italia e risvegliare non un sogno ma una ragionevole fiducia, una speranza fondata. Mettendoci all’attacco. Perché mai, non dico uno speculatore, ma un onesto risparmiatore del modo dovrebbe prestarci soldi se in Italia prendesse voti chi dice (un giorno sì e l’altro no) che bisogna uscire dall’Euro, scherzando con la prospettiva di un drammatico impoverimento di milioni e milioni di persone; o se prendesse voti chi dice che non dobbiamo pagare i debiti. Perché mai quel risparmiatore dovrebbe aver fiducia nell’Italia se l’Italia di nuovo scegliesse la strada dell’eccezionalismo, di soluzioni sconosciute alle democrazie del mondo? Liste di fantasia, partiti per procura, leadership invisibili e senza controllo o (sono notizie di questi giorni) agghiaccianti ritorni? Perché se gli italiani scelgono soluzioni avventurose o disperate gli altri dovrebbero scommettere su di noi? Tocca noi. Tocca a noi risvegliare una riscossa democratica e civica, il senso di una responsabilità comune, l’orgoglio di essere italiani ed europei, l’idea di una politica fatta di gente seria, sobria e perbene; di una politica che conosce la vita comune, la frequenta, la sa interpretare. Dunque, una risposta democratica, civica, riformatrice. E una risposta di governo.

Con questa ispirazione e con questa tensione noi dobbiamo nei prossimi mesi sorreggere la transizione e accendere la prospettiva.

Non ci è facile sorreggere la transizione. E guai se, nel riaffermare la nostra lealtà, noi perdessimo il contatto con il disagio forte che c’è nel Paese e lo abbandonassimo a pericolose derive. Questo non deve significare mai mettersi in coda al disagio. Deve significare parlare al disagio e offrirgli una possibilità, una prospettiva. E ricordare innanzitutto chi ci ha portati fin qui, a questo punto della crisi economica e sociale e del rapporto fra politica e società: dieci anni disastrosi del Governo berlusconiano e leghista, dieci anni di favole e di svago, dieci anni conclusi con un patto di emergenza stretto con l’Unione Europea, non da Monti, ma da Berlusconi e Tremonti, un patto di cui mese dopo mese sentiamo il peso drammatico. L’ho già detto: il pompiere può anche fare degli errori ma non è lui che ha appiccato il fuoco e sarebbe curioso che colui che ha appiccato il fuoco si permettesse adesso di fare le pulci al pompiere che comunque ha impedito che il fuoco dilagasse. Noi, che ci stiamo caricando di responsabilità non nostre in nome della salvezza del Paese, noi che siamo ancora minoranza in questo Parlamento, noi abbiamo non solo il diritto ma anche il dovere di dire sempre quel che faremmo e quel che faremo davanti a misure, provvedimenti o riforme che non corrispondono o corrispondono solo in parte al nostro pensiero. Questo vale oggi per la cosiddetta spending review.

La formula contiene una sfida che raccogliamo e che raccoglieremo. Noi non siamo il partito delle tasse. Nel provvedimento ci sono contenuti che condividiamo, che sono anche nostri e che vogliamo anzi rafforzare e che riguardano la semplificazione istituzionale e il peso della pubblica amministrazione. Ma per quello che riguarda i servizi reali alle persone, sanità, servizi locali, istruzione e cultura noi siamo per correggere e alleggerire per non aggravare una situazione già molto deteriorata. E continuo a dire che qualcosa bisogna pur fare per muovere l’economia e contrastare la recessione. I pagamenti alle imprese, un po’ di investimenti da affidare ai Comuni, qualche misura più forte per sollecitare la mobilitazione del risparmio privato sulla casa, sul risparmio energetico, sull’agenda digitale. Vedo che, in mezzo a tutti questi problemi, si sta aprendo una discussione singolare sul tasso di continuità o di discontinuità auspicabili rispetto a questa transizione. Non capisco il dilemma. Si intende, ad esempio, che si dovrà tenere l’asse di una ferma presenza dell’Italia nella prospettiva Europea, che bisognerà tenere i conti a posto, prendersi delle responsabilità, mettere competenza, rigore, autorevolezza nell’azione di Governo? Sì, è così, non c’è dubbio! Tutto questo dal ’94 ad oggi sta nel DNA della nostra cultura di governo ben conosciuta e sperimentata in Europa.

Significa invece che noi avremmo fatto le pensioni proprio così, l’IMU proprio così, il mercato del lavoro proprio così, le liberalizzazioni proprio così, la spending review proprio così? Significa che dovremmo rinunciare a ribaltare la vergognosa situazione della RAI, ad avere una legge contro la corruzione, a regolare civilmente la cittadinanza, ad avere un rapporto ben diverso con gli Enti locali, e così via? Penso proprio di no. Inviterei a non cadere sempre nella ricerca di punti di distinzione, a volte, lasciatelo dire al Segretario, un po’ metafisici, stucchevoli e fastidiosissimi per la nostra gente. E’ evidente che la questione centrale non è certo Monti. La questione centrale è la base politica e parlamentare di un Governo. Questo è il problema. E qui siamo al punto sul quale dobbiamo intenderci e farci intendere. Il nostro Paese ha il diritto o no di respirare con i polmoni con cui respirano tutte le democrazie? Lo so bene. Nella vita si fa quel che si può, e questa fase lo dimostra; ma è importante sapere ciò che si vuole e dove si vuole andare. L’Italia ha il diritto o no di costruire un bipolarismo saldamente costituzionale, temperato, flessibile che metta a confronto comunque progetti alternativi per il Paese? E aggiungo a questo una considerazione attuale più dirimente e più cogente ancora. Con il prossimo appuntamento elettorale o si descriverà una scelta fra progetti, forze politiche e campi di forze, aperti fin che si vuole ma alternativi, o l’alternativa si rischia di farla fra populismi e resto del mondo. Chi sottovaluta questo rischio, secondo me, non coglie il profondo sommovimento che c’è nel Paese e non legge correttamente l’evoluzione della crisi.

E qui siamo alla legge elettorale. Se ne discuterà in Parlamento, anche se la strada è intralciata dalla beffa costituzionale di PDL e Lega che stanno mettendo la riforma costituzionale in un vicolo cieco. Buttano la palla in tribuna per pure ragioni propagandistiche col rischio evidente di bloccare ogni elemento possibile e sensato di riforma. Dichiaro qui a questo proposito che noi siamo pronti a stralciare almeno la norma sulla riduzione del numero dei parlamentari. Il ogni caso, di legge elettorale si discuterà e l’oggetto del contendere non è affatto oscuro. Abbiamo da parte della destra una preclusione verso il doppio turno di collegio. Per noi resta la proposta migliore. L’abbiamo da mesi depositata in Parlamento. Noi partiamo da lì. Davanti alle preclusioni della destra non ci arrendiamo all’idea di tenerci il porcellum che, lo abbiamo ripetuto mille volte, è una causa principe del discredito della politica. Siamo pronti a ragionare su soluzioni di compromesso ma non a rinunciare a due principi. Primo: i cittadini, e non solo quelli italiani, la sera delle elezioni devono sapere chi è in grado di organizzare e garantire credibilmente la governabilità e quindi chiediamo un credibile premio di governabilità.

Questo è il principio. Un premio che a nostro avviso deve essere attribuito a chi arriva primo sia nella forma di una lista singola sia nella forma di liste collegate. Secondo: il cittadino deve poter decidere sul suo Parlamentare. Questo è il principio. Per noi ciò si attua nella forma del collegio, una forma nella quale i Partiti si mettono in gioco anche attraverso una persona e che consente nel tempo quel rapporto fra eletti e territorio che rinsalda una democrazia parlamentare. Questa è la posizione che noi affidiamo ai Gruppi Parlamentari nella ricerca di una soluzione. Quanto al resto, abbiamo ribadito mille volte che nella denegata ipotesi (come direbbe un avvocato) che rimanga il porcellum noi attiveremo meccanismi di partecipazione per le candidature che in ragione della legge elettorale che avremo siamo comunque intenzionati a promuovere. Propongo di fermarci qui, per non dare l’impressione sbagliata di essere quelli che a parole vogliono cancellare il porcellum e nei fatti si stanno acconciando a tenerselo. Perché non è così! Noi al porcellum non ci arrendiamo!

In ragione della legge elettorale ci sarà più chiaro come prospettare agli elettori quel patto di legislatura fra Progressisti e Moderati che resta la mostra proposta. Una proposta, come dicevo poc’anzi, che non ha nulla di tattico o di politicista ma che ubbidisce invece ad una tendenza di fondo europea, a fronte di destre compromesse e cedevoli verso il condizionamento di pulsioni populiste e regressive
.

E’ da queste ragioni di fondo che derivano i punti di avanzamento visibili di questa nostra proposta, una proposta che solo un anno fa veniva descritta dai più come illusoria. Detto questo, a noi tocca prima di tutto organizzare il campo dei democratici e progressisti. Così come si è deciso in Direzione, lo faremo partendo da fondamentali contenuti di cui adesso parlerò e lo faremo non restringendo l’appello alle forze politiche ma allargandolo invece alle cittadinanze attive, ad associazioni e movimenti, agli amministratori, a personalità che si ritengono parte dell’area progressista. Toccherà necessariamente al PD attivare questo confronto. Lo farò a nome vostro attorno a pochi ed essenziali concetti, figli dei nostri valori e tali da esprimere coerenza con lo sforzo programmatico che abbiamo largamente svolto in questa stessa Assemblea Nazionale. In partenza, non ci perderemo in dettagli programmatici ma apriremo la discussione su quei cardini del progetto che possono delineare il campo dei democratici e progressisti e che lo fanno riconoscibile rispetto ad altre ispirazioni.

Diremo cose che si dovranno capire.

Diremo prima di tutto che l’Italia ce la farà, che ritroverà il suo posto nel mondo, che riconquisterà il suo futuro.

Diremo che per noi è la buona politica che deve accompagnare la riscossa del Paese; che abbiamo idee per legare il necessario rigore al cambiamento, all’equità, al riavvio della crescita; che non immaginiamo il destino dell’Italia fuori dall’Europa da costruire, fuori dai capisaldi della civilizzazione europea, fuori da una solidarietà attiva con chi nel mondo cerca la libertà, la dignità, i diritti, a cominciare dai popoli che vivono alla porta di casa nostra.

Diremo che siamo per una democrazia che rifiuta ogni scorciatoia e ogni primato del consenso sulle regole. Una democrazia saldamente costituzionale e che si allarga al civismo e alla partecipazione popolare, perché per noi il contrario di “populista” è “popolare”. Una politica che rivendica il suo ruolo ma riduce i suoi confini e conosce i suoi limiti. Una politica più sobria, meno invasiva e che costi meno, e che faccia vedere che se gli italiani devono tirare la cinghia la politica deve tirarla di più. Una politica che possa riformarsi anche attraverso una legge seria sui partiti.

E una riforma delle istituzioni e della seconda parte della Costituzione nella logica di un sistema parlamentare efficiente e meno ridondante e pletorico; di un federalismo ben fondato; di un ruolo incisivo del Governo, di una funzione di equilibrio del Presidente della Repubblica. Apriremo la strada ad un meccanismo che, prendendo lezione dai fallimenti di trent’anni, consenta davvero di venirne a capo e di dare concreto valore costituente alla prossima legislatura. Tutto questo in ossequio ai fondamenti della nostra Costituzione, che è la più bella del mondo.

Diremo dell’Europa, che è casa nostra. Non c’è destino per l’Italia se non c’è destino per l’Europa e l’Italia deve essere protagonista del destino europeo. Questo destino si gioca nella lunga crisi. Se l’Europa si salva, si salva solo con risposte cooperative e comuni; quelle risposte inevitabilmente portano con sé convergenze economiche e fiscali ; quelle convergenze inevitabilmente portano con sé l’esigenza di rispondere al tema democratico. Dunque, Istituzioni europee rappresentative, un Parlamento pienamente responsabile, un Governo legittimato, formazioni politiche europee.

Affermiamo la primaria responsabilità dell’eurozona nel costruire il nuovo processo mantenendo le promesse inevase della moneta unica; perché se non si va avanti, si va indietro e indietro c’è un precipizio storico. Legislatura costituente dunque per l’Italia e per l’Europa e la chiamata a raccolta in Italia e in Europa di tutte le forze disponibili. Qui c’è il punto di discrimine fra noi e le destre. Le destre hanno messo sull’altare l’infallibilità e la libertà assoluta del liberismo finanziario promettendo poi una egoistica difesa dai suoi effetti alle nazioni, ai territori, alle corporazioni, e perfino alle etnie. E’ questa la radice dei populismi che ci disarticolano e che attaccano al cuore non solo l’economia ma i capisaldi della civiltà europea. Noi siamo contro sia al liberismo finanziario sia al populismo.

Diremo del lavoro. Il lavoro come cuore del progetto. Il lavoro dei produttori, delle persone che creano, pensano, operano, fanno impresa. Il lavoro che oltre all’antagonismo classico fra operai e impresa sta subendo una nuova forma di sfruttamento per garantire i guadagni e i lussi vergognosi della rendita finanziaria. E allora l’alleggerimento fiscale a carico di rendite di gradi patrimoni finanziari e immobiliari. E allora il contrasto alla precarietà ed alla competizione al ribasso. E allora la rottura della spirale perversa fra bassa produttività e compressione dei salari e dei diritti e la promozione di una migliore democrazia del lavoro. E l’occupazione femminile e giovanile, in particolare nel Sud, come misuratore dell’efficacia di tutte le politiche. Arriveremo a tutto questo recuperando competitività, lavorando su tutti i fattori di innovazione e modernizzazione favorendo una ripresa degli investimenti delle imprese.

Diremo del sapere e del primato delle politiche dell’istruzione e della ricerca e del contrasto alla drammatica caduta della domanda d’istruzione: l’abbandono scolastico, la riduzione delle iscrizioni all’Università, la dilagante sfiducia dei ricercatori; e la graduale riscossa della organizzazione e dei livelli di qualità dell’offerta formativa.

Diremo dello sviluppo sostenibile, dell’economia reale e della sua centralità, e di come giocare al concreto l’unica carta che abbiamo per rimettere in movimento nella globalizzazione il saper fare italiano: collegare cioè in ogni campo consumi, produzione e servizi alle frontiere della qualità, delle tecnologie digitali, dell’efficienza energetica, dell’ambiente.

Diremo dell’uguaglianza, in un Paese che è diventato fra i più disuguali del mondo. Anche qui prima di tutto un tema di regolazione europea e mondiale: afferrare cioè la ricchezza mobiliare e immobiliare che fugge nel mondo e rifiuta il vincolo della solidarietà. E poi la ridistribuzione per via fiscale e attraverso la garanzia dei fondamentali presidi del welfare, il diritto d’accesso dei giovani ai mestieri e alle professioni, un servizio-giustizia che funzioni per i diritti e la dignità di tutti i cittadini. I divari territoriali, finalmente in una logica di reciprocità fra il nord e il sud del paese. E sopra ogni cosa il dovere, politico e morale, di guardare sempre la società con gli occhi degli ultimi.
Diremo dei beni comuni e innanzitutto della sanità, dell’istruzione, della sicurezza, campi nei quali, per noi, in via di principio, non ci può essere né povero né ricco; e poi dell’energia, dell’acqua, dei beni culturali e ambientali, beni che non lasceremo in balia del mercato ma che dovranno avere responsabilità pubblica negli obiettivi, nella padronanza dei cicli e vivere quindi in un quadro di programmazione, di regolazione, di controllo.

Diremo della libertà d’informazione, dei conflitti d’interesse, delle legislazioni antitrust in ogni area del mercato contro posizioni dominanti, rendite di posizione, disprezzo del consumatore.
Diremo dei diritti, dei diritti negati a cominciare da quello fondamentale e che li muove tutti e cioè della parità di genere; della democrazia paritaria, degli stereotipi della presenza delle donne nel lavoro e nell’impresa, dell’alleggerimento e della distribuzione del carico del lavoro di cura, della violenza infame contro le donne in ambiti familiari e amicali. Da lì cominceremo, senza fermarci lì, ma allargando lo sguardo e dicendo finalmente, come ho già detto, che un ragazzo figlio di immigrati che studia qui è un italiano. E dicendo finalmente, come ho già detto, che una coppia omosessuale ha diritto ad una dignità sociale e ad un presidio giuridico e che l’omofobia è una vergogna che va contrastata con la forza della legge.

Diremo queste ed altre cose. Non promettendo l’impossibile, non raccontando favole e senza cioè che mai possa esser messa in discussione la capacità nostra di tenere in tempi difficili la barra del rigore e di rispettare i vincoli europei che fino a quando non si modificano vanno rispettati; e di operare per alleggerire quel fardello del debito che ci zavorra.

Diremo tutto questo ma in particolare e non per ultimo, inviteremo tutti i progressisti a ragionare sulla loro responsabilità e sulla oro affidabilità. Non viviamo e non vivremo tempi ordinari. Il Governo dell’Unione ha lasciato una traccia profonda nella memoria degli italiani. Adesso c’è il PD. Dobbiamo saper mostrare che l’Italia potrà contare su un Governo e una maggioranza stabili e coesi. Ci sono dunque impegni che proporremo di sottoscrivere. Ad esempio quello di affidare alla responsabilità del candidato Premier una composizione del Governo snella, rinnovata, competente e credibile internazionalmente; quello di consentire una cessione di sovranità e cioè di sciogliere controversie su atti rilevanti attraverso votazioni a maggioranza dei gruppi parlamentari in seduta congiunta; quello di rispettare gli obblighi internazionali che valgono sempre finché non si modificano; quello di sostenere l’azione del Governo per la difesa della moneta unica e per la costruzione europea; quello di avanzare una proposta comune verso tutte le forze democratiche ed europeiste disposte a contrastare la deriva berlusconiana e leghista ed ogni forma di regressione populista; quello di mostrare nel campo progressista una civiltà di rapporti che renda davvero credibile agli occhi degli italiani la promessa di governabilità.

Voglio dirlo subito: non tutti questi elementi sono acquisiti, ma io propongo di tenerli ben fermi.
Attorno a questi fondamentali elementi chiedo all’Assemblea il mandato a promuovere una discussione larga e aperta nel Partito e con i protagonisti politici, sociali e civici del campo progressista.

Sulla base di questo confronto è nostra intenzione determinare un grande appuntamento di partecipazione per la scelta del candidato dei progressisti alla guida del Governo. Le primarie non le faremo da soli e dunque i tempi e i modi non li possiamo decidere da soli. Lasciatemelo dire con chiarezza: non si parlerà del PD, non sarà il congresso del PD. Si parlerà di Italia e di governo del Paese. Tuttavia possiamo certamente dire quali criteri proporrà il PD per delle primarie da tenersi, come è logico, in una ragionevole distanza dalle elezioni e cioè entro la fine dell’anno. A questo proposito dalla Direzione è venuto un criterio di apertura, un criterio che suggerisce di privilegiare l’allargamento della partecipazione piuttosto che l’allestimento di barriere. Sono personalmente molto convinto di questo criterio che corrisponde all’idea di investire, anche rischiando qualcosa, sul rapporto fra politica e società che oggi è largamente in crisi. In nome di questa stessa logica, mentre ho ritenuto giusto dichiarare da subito la candidatura del Segretario del Partito Democratico, anche in ossequio alle nostre regole statutarie, ho chiesto e chiedo tuttavia che questa non sia in via di principio una candidatura esclusiva. Avremo dunque modo, nel tempo giusto, subito dopo la ripresa, di investire l’Assemblea dei temi regolamentari e statutari e di prendere assieme le decisioni conseguenti.

Chiarito tutto questo, chiarito il percorso e a conclusione di questa relazione io invito con molta forza il gruppo dirigente a non disperdere in queste settimane la chiave giusta del nostro rapporto con il Paese. Qui noi non stiamo aprendo le primarie. Stiamo decidendo un percorso. Credo di aver chiarito quale sia il compito immediato che abbiamo: reggere e interpretare la transizione e cominciare ad illuminare una prospettiva di nuovo governo del Paese. La vita comune degli italiani sta subendo dei colpi e devo dire francamente che non arrivano buone notizie per l’immediato futuro. La preoccupazione di tanti scivola spesso verso l’ansia e la paura. La sfiducia diventa sempre più spesso vera tensione. Non possiamo stare in superficie. Non dobbiamo dare l’idea che siamo persi nel mucchio anche noi, in un teatrino che si agita a distanze stellari dal senso comune. Dobbiamo farci vedere sui problemi. Dove c’è un problema dobbiamo esserci.

Chiarire e chiarire sempre chi ci ha portato fin qui, qual è il senso della nostra posizione oggi e che cosa abbiamo in mente noi per costruire un percorso nuovo. Mentre chiedo di non sottrarci, in nessun luogo, al confronto con le realtà più difficili e scomode, chiedo anche che si apra in ogni luogo una fase di contatti e di dialogo con i protagonisti sociali e civili e con le autorità morali. Se tocca a noi, è tempo di incontrare anche chi non abbiamo incontrato fin qui! Mettiamoci infine un po’ di sicurezza, di solidità e di fiducia. Ce lo dice la tragica realtà del terremoto che è anche una, seppur terribile, metafora. Non è detto che la buona politica debba restare sotto le macerie dei problemi. Assieme ad un luogo, ad una città, ad una fabbrica che rinasce può rinascere anche il rapporto fra una buona politica e i cittadini. Fuor di metafora, ecco dunque, la nostra fiducia, la nostra certezza: l’Italia e la buona politica riprenderanno la loro strada assieme, dandosi la mano.

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L'Assemblea ha votato la relazione del segretario. Tutti voti favorevoli, 5 astenuti e un voto contrario.

sabato 14 luglio 2012

Giovani del PDL decrescono infelicemente... altri forse crescono troppo velocemente

Pdl:Volpe Pasini,ieri Alfano piangeva

Berlusconi si arrabbio' moltissimo quando ammise sconfitta



Pdl:Volpe Pasini,ieri Alfano piangeva
(ANSA) - ROMA, 13 LUG -''Alfano e' in condizioni psicologiche molto difficili perche' e' stato catapultato in un ruolo non suo e credo che abbia fatto un errore dopo le amministrative a dire che il Pdl aveva perso. Berlusconi si arrabbio' tantissimo. Ieri a Palazzo Grazioli ha anche pianto''. Lo dice, a La Zanzara su Radio24, Diego Volpe Pasini, consulente di Silvio Berlusconi (sua l'idea, lanciata qualche settimana fa, di arruolare Matteo Renzi nel centrodestra e proporlo come candidato premier).

Decrescita e nuovi stili di vita: importante iniziativa per tutto l'ovest vicentino:

I gruppi G.A.S (Gruppi di  acquisto solidale)  dell'ovest vicentino in collaborazione con il comitato ABC Val Chiampo e le associazioni Vicenza Insieme e No Alla Centrale vi invitano a questa interessante iniziativa di formazione e informazione per tutti noi il 24 luglio nella stupenda  Villa Brusarosco ad Arzignano. Si comincia alle ore 19.00 nel parco della villa  con un ricco buffet e  un aperitivo ( offerta libera)  dei produttori locali di vino e succhi biologici e altre buone cose tutte fatte in casa  e gratuitamente dai gasisti dei tre gruppi gas.
Alle ore 20.30 nella sala della villa ci sarà una importante conferenza sulla Decrescita e i nuovi stili di vita che proponiamo a tutto l'ovest vicentino. Dopo una breve presentazione fatta dal ViVerBio G.A.S.Lonigo i relatori saranno il Professore Gianni Tamino biologo di Padova sostenitore della decrescita e il signor Gigi Perinello imprenditore per i GAS di calzature fatte con la concia vegetale senza l'uso del cromo. Seguirà un dibattito a cui tutti possono partecipare prenotandosi. Alla fine brinderemo sempre con i nostri produttori.L'ingresso è libero e si possono portare anche i bambini.
( parcheggio nelle zone limitrofe davanti la sede CGIL o vie vicine alla villa che si trova in via 4 Novembre ad Arzignano)

La squadra

La squadra