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mercoledì 31 marzo 2010
da Repubblica.it: "La forza della Lega Nord".
Un successo annunciato, ma che pare cogliere di sorpresa alleati e avversari
Oggi la Lega è forte al Nord perché governa a Roma, ormai ha superato i confini padani
di ILVO DIAMANTI
Fra i dati emersi dalle elezioni regionali, il risultato della Lega è certamente il più clamoroso, soprattutto se confrontato con quello del 2005 (rispetto a cui ha raddoppiato i voti). Ma è anche il meno sorprendente, rispetto alle attese.
I GRAFICI
La vittoria di Zaia, in Veneto: annunciata da tempo. Quella di Cota, in Piemonte, era meno scontata. Ma veniva, comunque, considerata possibile. La stessa "misura" del voto, per quanto di proporzioni straordinarie, non costituisce una novità rispetto al passato più recente (e più lontano). Il risultato ottenuto nel Veneto (35%) è degno della vecchia Dc. Ma già alle ultime elezioni, in questa regione, la Lega si era avvicinata al 30%. E le province dove ha fatto il pieno - Treviso, Vicenza, Sondrio, Bergamo, Como - sono roccaforti tradizionali. Fin dagli anni Ottanta. Quando la Lega ha prima assediato e poi rimpiazzato la Dc. Quanto all'espansione nelle regioni rosse, appare davvero impetuosa. Soprattutto in Emilia Romagna, dove ha superato il 13%, ma anche in Toscana e nelle Marche (dove ha scavalcato il 6%). Tuttavia, si tratta di una tendenza già emersa alle elezioni politiche del 2008, divenuta appariscente alle europee dello scorso anno. Proprio perché largamente annunciato, però, il successo della Lega è rivelatore. Come la sorpresa degli osservatori e degli attori politici - non solo avversari, anche alleati. Segno che la Lega continua ad essere guardata - dagli "altri" - come un soggetto anomalo. E per questo instabile. Sempre in bilico. Fra discese ardite e risalite. O viceversa.
Non è più così. Il successo della Lega è "normale", perché la Lega è, da tempo, un partito "normale". L'unico rimasto, in Italia, fra tanti partiti leggeri e mediatici. Proprio questo, forse, contribuisce a farla apparire diversa. Anche oggi che agisce come "Lega di governo". A livello nazionale e territoriale. Basta guardare le cifre. Esprime il sindaco di 355 comuni e il presidente di 14 province. Da oggi: anche di due regioni. Alle elezioni europee del 2009 si è imposta come primo partito in oltre 1000 comuni (su quattromila) del Nord. Ha una leadership forte, personalizzata e centralizzata. Impiantata nelle "capitali" storiche: Varese e Bergamo, in Lombardia e Treviso, nel Veneto (dove, negli ultimi anni, è cresciuto il peso di Verona). Nel governo, i suoi uomini presidiano dicasteri importanti e strategici. Maroni all'Interno: i temi della sicurezza e dell'immigrazione. Calderoli alle riforme istituzionali, cioè al federalismo. Accanto a Bossi, sovrano e bandiera del partito. Infine Zaia all'agricoltura. Ha trionfato in Veneto, dopo aver trasformato un ministero considerato "minore" in un dicastero ad alta visibilità. E in un riferimento chiave per la Lega. Dal punto di vista dell'identità, in quanto evoca la terra, la tradizione. Ma anche del rapporto con le categorie amiche: contadini, allevatori, cacciatori (un tempo collaterali alla Dc e al Pci).
La Lega di lotta, che tutti evocano, oggi è soprattutto Lega di governo. Le pagelle degli amministratori, compilate ogni anno dal Sole 24 Ore, vedono i suoi sindaci e i suoi presidenti di provincia ai primi posti. I sondaggi sul gradimento dei ministri attribuiscono a Maroni e Zaia voti lusinghieri. E la fiducia nella Lega e nel suo leader assoluto è cresciuta costantemente negli ultimi 15 anni, fra gli elettori. Del Nord, del Centro e anche del Sud. Perché, nel frattempo, la Lega ha nazionalizzato il suo programma. I suoi obiettivi. Ha puntato sulla sicurezza, o meglio: sull'insicurezza. Ha drammatizzato le paure. I timori suscitati dalla globalizzazione. Dall'immigrazione, ma anche dalle minacce economiche e finanziarie. E dalle malattie - vere o presunte. Dai cibi che viaggiano senza controlli. Ha dissociato il linguaggio dalle pratiche. Ha promosso le ronde senza poi organizzarle. Ha agitato la xenofobia, permettendo l'integrazione nelle zone dove governa. (D'altronde, è difficile per una realtà di piccole imprese far marciare l'economia senza immigrati; per una società vecchia fare a meno delle badanti). Ha usato il doppio pedale dell'identità e del pragmatismo. Così si è rafforzata a spese del Pdl nel Nord e soprattutto nel Nordest.
Basta vedere quel che è successo in Veneto, dove la Lega ha raggiunto il 35%: il 10% più del Pdl. Mentre il ministro Brunetta, fra gli uomini più popolari del Pdl, in Italia, a Venezia ha perso al primo turno, nella competizione per il sindaco. Perché la Lega è un partito mentre il Pdl è un aggregato di notabili e di interessi. Un pulviscolo di gruppi e comitati senza identità. Allo stesso modo, la Lega è penetrata anche nel cuore rosso del Paese. Soprattutto in Emilia (in particolare dove un tempo era più forte la Dc, come ha osservato Fausto Anderlini). Zone investite dai cambiamenti sociali e demografici. Cui la Lega ha offerto risposte e identità. Populiste? Certo. Ma in grado, per questo, di toccare le corde di una società spaesata, dove la politica e la vita un tempo erano sovrapposte. Dove la scomparsa dei vecchi partiti ha lasciato senso di vuoto.
La Lega. Partito di governo e di rivendicazione - se non più di lotta. Chi pensa a una secessione (magari invisibile) della Padania non ha capito. Oggi la Lega è forte nel Nord perché governa a Roma. E viceversa. Inoltre, ormai ha superato i confini padani. Semmai, è probabile che la forza della Lega - nel Nord, nel Centro e al governo - generi disagio nel PdL. Oggi, dopo le regionali, ancor più meridionalizzato. Spostato lungo l'asse che da Roma corre fino alla Calabria, attraverso la Campania.
Il successo della Lega può aiutare anche il Pd e il centrosinistra a leggere correttamente l'affermazione di Vendola. Capace, in Puglia, di mobilitare la società. Di dare identità. Di marcare la differenza dagli altri. Mentre nel Pd ci si è preoccupati, all'opposto, di mimetizzarsi. Di accostare il centro come un "non luogo". Di andare in tivù senza avere parole da dire. Come se la costruzione dell'identità - e della classe dirigente - fosse un problema di marketing. Ma in politica nulla avviene per caso. E anche le sconfitte servono, quando si è in grado di interpretarle. A condizione di riconoscerle. Senza fingere. Anzitutto di fronte a se stessi.
Test: Chi è Ilvo Diamanti?
martedì 30 marzo 2010
A Chiampo siamo al 9.08%
Dati provenienti dal sito
http://regionali.interno.it/regio100328/R050900290.htm
Comune: CHIAMPO
I complimenti da parte del circolo di Chiampo al neo Consigliere Regionale
http://regionali.interno.it/regio100328/R050900290.htm
Comune: CHIAMPO
Elettori votanti 7.191
Bortolussi Presidente: voti ottenuti 855 (12.22%)
Partito Democratico: voti ottenuti 616 (9.08%)
Bortolussi Presidente: voti ottenuti 855 (12.22%)
Partito Democratico: voti ottenuti 616 (9.08%)
I complimenti da parte del circolo di Chiampo al neo Consigliere Regionale
sabato 27 marzo 2010
Giuseppe Bortolussi a confronto con Luca Zaia
5 marzo 2010
Giuseppe Bortolussi è un imprenditore, assessore alle Attività Produttive del Comune di Venezia dal 2005 che oggi, guardando al Veneto in cui è nato e vissuto, ha deciso di lanciarsi in una nuova sfida, che riguarda tutti i suoi corregionali: non chiudersi nei confini della paura, ma tornare con coraggio protagonisti dello sviluppo. Per farlo ha accettato la candidatura alla presidenza della regione con il Partito Democratico.
E dal 1980 è direttore della CGIA di Mestre, la più importante associazione sindacale di lavoratori autonomi di seconda generazione e di partite iva del Nord- Est famosa per la ricchezza di dati e documenti statistici dei suoi studi. Nel 1993 ha dato vita alla prima battaglia sindacale di respiro nazionale contro la minimum tax. Iniziativa che si è conclusa nel 1994 quando l’allora ministro delle Finanze, Giulio Tremonti, tolse questa imposta a tutti i lavoratori autonomi.
Il suo principale obiettivo politico è quello di vincere puntando soprattutto sulle eccellenze nel Veneto, ovvero le piccole imprese e il lavoro autonomo, due realtà che da sole creano, ogni anno, circa l’80% dei nuovi posti di lavoro.
Convinto dell'inutilità del ritorno al nucleare, Bortolussi preferisce puntare alla razionalizzazione delle risorse attraverso la riduzione dei consumi e l’impatto delle emissioni inquinanti, il miglioramento dell’efficienza energetica e l'incentivazione delle produzioni di energia a basso impatto ambientale. “L’economia verde non è un sogno astratto. Ma è una scelta da difendere con decisioni chiare. Approvare il Piano Energetico Regionale in materia di fonti rinnovabili. Approvare il Piano Regionale dei Rifiuti. Dire un no chiaro al nucleare. Avviare politiche serie di risparmio energetico. Riutilizzare le centrali idroelettriche oggi disattivate. Incentivare l’uso delle energie rinnovabili (fotovoltaico, solare, geotermico, bio-masse)”.
In corsa per la poltrona di Presidente per PDL e Lega corre il ministro leghista Luca Zaia.
Attualmente Zaia ricopre la carica di Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, ma ha subito tenuto a rassicurare tutti: “Se verrò eletto alla regione mi dimetterò dalla carica di ministro”. Uno sforzo da poco, vista l'incompatibilità tra i due ruoli.
Zaia ha preso troppo seriamente lo slogan della sua campagna elettorale: ”Prima il Veneto”, il resto, l’Italia, l’agricoltura, la piccola proprietà contadina viene dopo, a babbo morto, dato che non si presenta più a Bruxelles alle riunioni della UE.
Una volta sbarazzatosi di questo doppio incarico aspettiamo di sapere se il ministro dell'agricoltura lavori per l'Italia o per Mc Donald. Zaia ha, infatti, concesso il patrocinio gratuito del Ministero che presiede all'operazione Mc Italy, il panino fatto completamente da ingredienti italiani dalla famosa catena di Fas Food. Il ministro–candidato spiega la sua decisione affermando che l'azienda: “Acquista prodotti per un milione di euro mese per realizzare quel panino, e questo aiuta i nostri contadini”. Ma non ci dice quanto vengono pagati quei contadini, e soprattutto c'è davvero bisogno di questo patrocinio, con tanto di ministro che serve ai tavoli invitando a comprare i prodotti di una multinazionale, quando in Italia ci sono centinaia di associazioni, a partire da quelle sindacali degli agricoltori e da Slow Food, che si impegnano davvero per salvaguardare la tradizione e la specificità italiana, con prodotti a chilometri zero.
Da Governatore del Veneto Zaia si occuperà del lancio di un nuovo panino Mc Donald, o di valorizzare l'impresa e l'agricoltura della sua regione?
La rivista di Federsanità,“Il Welfare” ha pubblicato un numero speciale con ben undici pagine e con cinque foto a colori dedicate a Luca Zaia. Una lunga intervista recapitata nelle case di 250 mila famiglie italiane (di cui 18 mila venete). Totale della spesa 450 mila euro, di cui una parte ha contribuito Buonitalia, società interamente pubblica e partecipata proprio dal ministero diretto da Zaia. Caso strano la pubblicazione “speciale” proprio a ridosso delle elezioni regionali e in un periodo dove, mentre gli agricoltori assistono al crollo dei prezzi agricoli, i soldi a loro destinati vengono utilizzati per la vanità del ministro-candidato, che si fa campagna elettorale con soldi pubblici. Zaia si è giustificato dicendo di non sapere nulla della pubblicazione!
Non è prima volta che succede una cosa simile perché ai tempi della presidenza della Provincia di Treviso di Leonardo Muraro, Zaia era stato indagato perché coinvolto nella distribuzione di 350 mila copie del giornalino “Dunque” da parte del presidente ai propri abitanti con all’interno 52 foto di Zaia. L'accusa era stata archiviata dalla stessa procura di Treviso.
La distribuzione di questo opuscolo nel corso della campagna elettorale è in ogni caso di cattivo gusto. Il PD intende presentare una interrogazione parlamentare per sapere dal ministero degli interni se non si ravvisi da parte del ministro Zaia un uso illegittimo di fondi pubblici. Non è certo una bella pubblicità per chi ambisce a governare una importante regione italiana com’è il Veneto.
Giuseppe Bortolussi è un imprenditore, assessore alle Attività Produttive del Comune di Venezia dal 2005 che oggi, guardando al Veneto in cui è nato e vissuto, ha deciso di lanciarsi in una nuova sfida, che riguarda tutti i suoi corregionali: non chiudersi nei confini della paura, ma tornare con coraggio protagonisti dello sviluppo. Per farlo ha accettato la candidatura alla presidenza della regione con il Partito Democratico.
E dal 1980 è direttore della CGIA di Mestre, la più importante associazione sindacale di lavoratori autonomi di seconda generazione e di partite iva del Nord- Est famosa per la ricchezza di dati e documenti statistici dei suoi studi. Nel 1993 ha dato vita alla prima battaglia sindacale di respiro nazionale contro la minimum tax. Iniziativa che si è conclusa nel 1994 quando l’allora ministro delle Finanze, Giulio Tremonti, tolse questa imposta a tutti i lavoratori autonomi.
Insomma è l'unico che è riuscito davvero a far abbassare le tasse a Tremonti.
Il suo principale obiettivo politico è quello di vincere puntando soprattutto sulle eccellenze nel Veneto, ovvero le piccole imprese e il lavoro autonomo, due realtà che da sole creano, ogni anno, circa l’80% dei nuovi posti di lavoro.
Convinto dell'inutilità del ritorno al nucleare, Bortolussi preferisce puntare alla razionalizzazione delle risorse attraverso la riduzione dei consumi e l’impatto delle emissioni inquinanti, il miglioramento dell’efficienza energetica e l'incentivazione delle produzioni di energia a basso impatto ambientale. “L’economia verde non è un sogno astratto. Ma è una scelta da difendere con decisioni chiare. Approvare il Piano Energetico Regionale in materia di fonti rinnovabili. Approvare il Piano Regionale dei Rifiuti. Dire un no chiaro al nucleare. Avviare politiche serie di risparmio energetico. Riutilizzare le centrali idroelettriche oggi disattivate. Incentivare l’uso delle energie rinnovabili (fotovoltaico, solare, geotermico, bio-masse)”.
In corsa per la poltrona di Presidente per PDL e Lega corre il ministro leghista Luca Zaia.
Attualmente Zaia ricopre la carica di Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, ma ha subito tenuto a rassicurare tutti: “Se verrò eletto alla regione mi dimetterò dalla carica di ministro”. Uno sforzo da poco, vista l'incompatibilità tra i due ruoli.
Zaia ha preso troppo seriamente lo slogan della sua campagna elettorale: ”Prima il Veneto”, il resto, l’Italia, l’agricoltura, la piccola proprietà contadina viene dopo, a babbo morto, dato che non si presenta più a Bruxelles alle riunioni della UE.
Una volta sbarazzatosi di questo doppio incarico aspettiamo di sapere se il ministro dell'agricoltura lavori per l'Italia o per Mc Donald. Zaia ha, infatti, concesso il patrocinio gratuito del Ministero che presiede all'operazione Mc Italy, il panino fatto completamente da ingredienti italiani dalla famosa catena di Fas Food. Il ministro–candidato spiega la sua decisione affermando che l'azienda: “Acquista prodotti per un milione di euro mese per realizzare quel panino, e questo aiuta i nostri contadini”. Ma non ci dice quanto vengono pagati quei contadini, e soprattutto c'è davvero bisogno di questo patrocinio, con tanto di ministro che serve ai tavoli invitando a comprare i prodotti di una multinazionale, quando in Italia ci sono centinaia di associazioni, a partire da quelle sindacali degli agricoltori e da Slow Food, che si impegnano davvero per salvaguardare la tradizione e la specificità italiana, con prodotti a chilometri zero.
Da Governatore del Veneto Zaia si occuperà del lancio di un nuovo panino Mc Donald, o di valorizzare l'impresa e l'agricoltura della sua regione?
Intanto da ministro usa i soldi pubblici per la campagna elettorale e dimentica di partecipare ai Consigli dei Ministri dell'Unione Europea.
La rivista di Federsanità,“Il Welfare” ha pubblicato un numero speciale con ben undici pagine e con cinque foto a colori dedicate a Luca Zaia. Una lunga intervista recapitata nelle case di 250 mila famiglie italiane (di cui 18 mila venete). Totale della spesa 450 mila euro, di cui una parte ha contribuito Buonitalia, società interamente pubblica e partecipata proprio dal ministero diretto da Zaia. Caso strano la pubblicazione “speciale” proprio a ridosso delle elezioni regionali e in un periodo dove, mentre gli agricoltori assistono al crollo dei prezzi agricoli, i soldi a loro destinati vengono utilizzati per la vanità del ministro-candidato, che si fa campagna elettorale con soldi pubblici. Zaia si è giustificato dicendo di non sapere nulla della pubblicazione!
Non è prima volta che succede una cosa simile perché ai tempi della presidenza della Provincia di Treviso di Leonardo Muraro, Zaia era stato indagato perché coinvolto nella distribuzione di 350 mila copie del giornalino “Dunque” da parte del presidente ai propri abitanti con all’interno 52 foto di Zaia. L'accusa era stata archiviata dalla stessa procura di Treviso.
La distribuzione di questo opuscolo nel corso della campagna elettorale è in ogni caso di cattivo gusto. Il PD intende presentare una interrogazione parlamentare per sapere dal ministero degli interni se non si ravvisi da parte del ministro Zaia un uso illegittimo di fondi pubblici. Non è certo una bella pubblicità per chi ambisce a governare una importante regione italiana com’è il Veneto.
Il 22 febbraio 2010 il Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura dell’Unione Europea ha bocciato l’Italia sulla richiesta di aiuto di stato per la piccola proprietà contadina. Zaia non c'era. Dove era il Ministro Zaia quando ben 4 Ministri davano il parere negativo sulla richiesta dell’Italia che avrebbe consentito almeno fino al 2013 di continuare gli aiuti soppressi dell’Ismea? Quali erano gli impegni “istituzionali” che non hanno consentito al Ministro Zaia di essere presente al Consiglio dei Ministri Agricoli Europeo? Zaia scambia le istituzioni con la sua personale campagna elettorale come candidato della destra alla guida della Regione Veneto. Non è una bella cosa per le istituzioni, tantomeno per i cittadini veneti.
martedì 23 marzo 2010
www.raiperunanotte.it
lunedì 22 marzo 2010
E il PDL, a Chiampo si divide...
Oramai è palese a tutti: la fusione a freddo partita da un predellino non ha dato gli esiti sperati. A Chiampo i cittadini di centrodestra si dividono... senza capire che c'è un'aria nuova che spira nel paese e che il futuro è da un'altra parte.
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