Pubblicità sulla registrazione

Registrati! Riceverai i nuovi post via mail.

Chi dorme non piglia pesci: se non ti occupi della politica, la politica, o prima o poi si occuperà di te...

martedì 21 maggio 2013

Dalle parole ai fatti... ecco la distanza tra elettorato e dirigenza.

Pubblichiamo la lettera giuntaci in redazione.
Ricordiamo che scopo di questo blog è creare opinione, dibattito ed interesse verso un soggetto politico di sinistra, progressista, con l'obiettivo di formare nuova classe dirigente.

Il Team PDChiampo


domenica 19 maggio 2013

Che cosa potrebbe cambiare a Chiampo con l'ex sindaco nuovamente sindaco?

OccupyPd a Prato
"Non si cambia con Berlusconi"

In 200 all'assemblea del movimento nato nei giorni dell'elezione del presidente della Repubblica. "Il governo Letta faccia riforma elettorale e riforma dell'assetto istituzionale. Poi si torni a votare"

PRATO - Avevano messo, simbolicamente, 101 sedie. Sono arrivati in 200. Sono i partecipanti all'assembla nazionale di OccupyPd, il movimento nato nei giorni delle elezioni per il presidente della Repubblica che critica la dirigenza e la gestione del Partito democratico, organizzata a Prato. Alla fine si sono succeduti più di una trentina di interventi, "è stato un grande sfogatoio" è stato detto contro i "101 vigliacchi e trasformisti", è stato "dire no al governo con Berlusconi". Hanno attaccato anche Grillo: "Pensi ai fatti suoi, noi la tessera non la stracciamo, il Pd è il nostro partito".

Nel suo intervento di apertura Lorenzo Rocchi, giovane democratico pratese, tra gli organizzatori dell'assemblea , ha detto: "Dobbiamo dire a Letta che lui è lì al Governo per un tempo limitato e per fare principalmente due cose: la riforma elettorale e una riforma dell'assetto istituzionale. Poi bisogna che ci dia subito una nuova chance per cercare di governare il Paese. L'Italia - ha concluso Rocchi raccogliendo l'applauso dell'assemblea - non si cambia assieme a Silvio Berlusconi".

Nel finale c'è chi ha auspicato una fase nuova che vada oltre
lo sfogo, "che apra una fase costruttiva con la preparazione di un documento sui temi caldi sui quali raccogliere il consenso della base del partito". E fra i temi indicati: la cultura, l'ambiente, il lavoro, l'istruzione e i diritti.

lunedì 22 aprile 2013

Intercettazioni sull'elezione del Presidente della Repubblica

Premesso che consigliamo di leggere il seguente articolo:

http://www.corriere.it/politica/speciali/2013/elezioni-presidente-repubblica/notizie/22-aprile-insediamento-bis-napolitano-quirinale_4886c146-ab49-11e2-8dd6-b5ff5800dec2.shtml

 Abbiamo trovato in rete questo interessante botta e risposta.
La Redazione PDChiampo



Se in assemblea 90 votano contro la proposta Marini, e dicono che non la voteranno non sarebbe stato più utile fare due conti e aspettare prima di fare quella figuraccia?

Vero. Infatti il centrosinistra sulla carta poteva contare su 496 voti, di cui 430 grandi elettori PD. La proposta di Bersani di candidare Marini al Quirinale è stata “approvata” per alzata di mano: 222 i voti favorevoli, 90 quelli contrari e 21 astenuti. Quindi con un’esigua maggioranza (7 voti) e solo dentro il PD, che consigliava di non rischiare, in generale e per rispetto di Marini. È ciò che ha sostenuto Rosy Bindi.


Vista la "musata" del giorno prima e certi che in ogni caso Prodi non avrebbe avuto i numeri non era meglio attendere e cercare l'appoggio almeno di Monti?

Esattamente. Infatti il suggerimento dell’on. Bindi, proprio con le sue motivazioni, è stato quello di votare scheda bianca anche sabato.

Viste le due enormi figuracce non era possibile con uno scatto d'orgoglio trovare un candidato che tenesse tutti insieme invece di eleggere un bravissimo signore di 88 anni ?

Può darsi, ma l’epilogo della vicenda, come del resto tutta la “strategia”, era cosa sconosciuta a molti: Rosy Bindi, per esempio, ha appreso della riproposizione di Napolitano in transatlantico nella mattinata di sabato. Quindi non proprio tutti i dirigenti del PD avevano cessato di ragionare. Ed è giusto che le responsabilità siano chiare. Anche da qui la decisione di Rosy Bindi di rendere pubbliche le proprie dimissioni, oltre perché non direttamente coinvolta nelle scelte degli ultimi mesi, né consultata sulla gestione della fase post elettorale. Magari qualcuno avesse ascoltato! Forse “non c’è più sordo di chi non vuol sentire”.

La squadra

La squadra